La Svizzera ha superato il "Frankenschock"

lunedì 11 settembre 2017 Autor Christophe BernardTempo di lettura: 3 minuti

 
Il cosiddetto Frankenschock del gennaio 2015 rimarrà scolpito nella memoria collettiva della Svizzera come il momento in cui la BNS ha deposto le armi, tradendo la promessa di difendere la soglia di cambio CHF/EUR a 1.20. La conseguente impennata del franco ha seriamente rischiato di minare le basi dell’economia elvetica. A due anni e mezzo di distanza la Svizzera sembra essere uscita indenne da questo impasse.

Facciamo un passo indietro. Dallo scoppio della grande crisi finanziaria nel 2007/2008, il franco svizzero ha dovuto fare i conti con continue, massicce pressioni al rialzo, e questo per una serie di ragioni. Primo, gli investitori avversi al rischio si sono messi alla ricerca di porti sicuri in una fase caratterizzata da forti tensioni sui mercati finanziari globali e un rischio sistemico nella zona euro. Secondo, il surplus delle partite correnti svizzero non è più stato compensato dagli investimenti all’estero. Terzo, all’inizio della crisi finanziaria il franco svizzero era già notevolmente sottovalutato: nel 2007 il cambio CHF/EUR oscillava tra 1.55 e 1.65 rispetto a stime che davano il valore equo a circa 1.40 in termini di parità di potere d’acquisto (PPA).

Per scongiurare un indebolimento dell’economia legato all’apprezzamento della moneta, la Banca nazionale svizzera (BNS) è intervenuta su vasta scala con riserve in valuta estera che, a fine luglio 2017, si attestavano ad approssimativamente 700 miliardi di franchi, una cifra record pari a niente meno che il 109% del prodotto interno lordo (PIL). La BNS ha inoltre introdotto un tasso di -0,75% (oltre la soglia calcolata mediante formula) sui depositi commerciali e delle banche private presso l’istituto di credito centrale in modo da rendere il franco meno appetibile agli occhi del mercato.

La flessibilità svizzera attenua lo shock monetario

Dieci anni sono passati dallo scoppio della crisi finanziaria e l’economia elvetica ha saputo adeguarsi in maniera strabiliante alla nuova situazione. Nel 2015 ha persino evitato la recessione nonostante la BNS avesse abbandonato la soglia a 1.20 rispetto all’euro. Sebbene negli ultimi 18 mesi la crescita economica abbia effettivamente segnato il passo, la disoccupazione è rimasta su livelli bassi (attualmente al 3,2%) e la competitività internazionale si è confermata molto elevata, come emerge dall’ultima classifica del Forum economico mondiale che colloca ancora una volta la Svizzera in testa a Stati Uniti e Singapore. Un risultato sorprendente, ottenuto malgrado la fine del segreto bancario e il voto popolare contro l’“immigrazione di massa” che minacciano la “stabilità” del modello svizzero. In questi dieci anni le banche svizzere hanno saputo adeguare i loro modelli operativi alla nuova regolamentazione internazionale. Analogamente, l’iniziativa sull’immigrazione sostenuta dagli elettori è stata attuata in maniera così diluita che persino l’Unione europea la ritiene in linea con il sacrosanto diritto alla libera circolazione dei cittadini UE. Questo principio è uno dei pilastri su cui si reggono gli accordi bilaterali che disciplinano i rapporti tra l’Unione europea e la Svizzera.

Visto il contesto, e tenuto conto della ripresa in atto sia nella zona euro che nel mondo in generale, prevediamo che l’economia svizzera crescerà dell’1,2% nel 2017 e dell’1,7% nel 2018.

Che cosa riserva il futuro: ulteriore indebolimento del franco, ma recupero a lungo termine

E al franco, che cosa succederà? Stando ai nostri pronostici, nell’arco dei prossimi 18-24 mesi la moneta nazionale continuerà a perdere gradualmente terreno fino a raggiungere quota 1.20 nei confronti dell’euro, complici la sempre minore avversione al rischio degli investitori svizzeri e la politica dei tassi d’interesse fortemente negativi della BNS, e questo almeno fino a quando la BCE non rialzerà i tassi (probabilmente nel primo trimestre del 2019). A quota 1.135 nei confronti dell’euro, il franco è ancora troppo forte. Diversi parametri PPA indicano che il valore equo si attesta tra 1.20 e 1.30 (cfr. grafico 1).

Grafico 1: Franco svizzero ancora sopravvalutato, ma inizia ad avvicinarsi al suo valore equo
Cambio franco svizzero/euro

Fonte: Thomson Reuters Datastream, Vontobel Asset Management

Naturalmente, qualsiasi aumento dell’instabilità nella zona euro potrebbe compromettere il nostro scenario di indebolimento progressivo del franco. Da questo punto di vista, ci basiamo su un esito “ragionevole” delle prossime elezioni parlamentari italiane.

Ciò detto, a molto lungo termine il franco svizzero è destinato a rimanere una delle valute più forti del mondo. Perché? Eccedenza strutturalmente elevata della bilancia delle partite correnti svizzera, economia ed istituzioni solide (surplus di bilancio 2016 pari allo 0,6% del PIL, debito pubblico modesto pari al 45% del PIL), inflazione bassa rispetto ai partner commerciali, fattore che da solo determina un aumento costante della parità del potere d’acquisto (cfr. grafico 2).

Attivi rischiosi solo in moderato sovrappeso

Svizzera a parte, la ripresa economica mondiale sta guadagnando slancio, fornendo sostegno agli utili aziendali mentre le politiche monetarie delle banche centrali restano perlopiù accomodanti. Purtroppo, le valutazioni elevate limitano il potenziale di rialzo. Ragione per cui deteniamo solo un moderato sovrappeso negli attivi rischiosi.

Grafico 2: La valuta svizzera è strutturalmente forte
Cambio franco svizzero/dollaro USA

Fonte: Thomson Reuters Datastream, Vontobel Asset Management

 


19/10/2019 12.26.35

 

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