L’ondata populista dovrebbe placarsi in Francia

mercoledì 5 aprile 2017 Autor Christophe BernardTempo di lettura: 4 minuti


L’ondata populista che si è abbattuta sugli Stati Uniti e il Regno Unito si placherà, secondo noi, in Francia. La leader di estrema destra Marine Le Pen ha buone opportunità di arrivare al ballottaggio di maggio per le presidenziali, ma soccomberà con grande probabilità al suo rivale più moderato. Tuttavia, l’anno scorso gli investitori sono rimasti stupiti nel constatare che le preferenze degli elettori rimangono imprevedibili. Questo messaggio continua a risuonare sui mercati finanziari.


L’anno scorso la decisione degli elettori britannici di lasciare l’Unione Europea e l’elezione di Donald Trump a 45o presidente degli Stati Uniti sono stati indubbiamente due eventi spartiacque, che hanno clamorosamente smentito sondaggi e opinionisti. È normale che i media in generale e gli investitori in particolare attribuiscano a Marine Le Pen una seria probabilità di vincere le prossime elezioni presidenziali in Francia. Visto che la candidata di estrema destra promette un referendum sulla permanenza della Francia nell’Unione Europea e nell’euro, è altresì comprensibile che gli investitori temano le conseguenze di un avvento al potere del Front National.

I problemi economici della Francia spingono gli elettori verso le ali estreme
I recenti sviluppi della politica europea sembrano suggerire un andamento diverso. I mediocri risultati del Partito per la Libertà alle recenti elezioni legislative nei Paesi Bassi potrebbero essere un segnale che il populismo sta perdendo terreno. Sarebbe certo futile predire i risultati delle elezioni in Francia sulla base di quello che è avvenuto nei Paesi Bassi. I due paesi sono accomunati dal tema centrale dell’immigrazione, ma altrimenti versano in condizioni economiche ben diverse: la forte economia olandese vanta la piena occupazione, mentre quella francese è attanagliata da un tasso di disoccupazione endemica a due cifre. In Francia, il declino economico sta spingendo l’elettorato verso le ali estreme, che siano di destra o di sinistra. È interessante notare che il programma economico del Front National fa eco a quello di estrema sinistra per quanto riguarda il protezionismo e la nazionalizzazione.

Ciò nonostante, il sistema elettorale francese rende molto improbabile una vittoria di Le Pen. La candidata del Front National ha buone chance di superare il primo turno del 23 aprile, ma è quasi certo che sarà sconfitta al ballottaggio da Emmanuel Macron (En Marche!) o François Fillon (Les Républicains). Anzi, i sondaggi la danno battuta con un ampio margine (vedi grafico 1). Anche se dovesse vincere, la probabilità che il suo partito conquisti la maggioranza all’Assemblea Nazionale è praticamente zero. Anche in uno scenario aggressivo è molto difficile immaginarsi il ricorso a un referendum.

Di conseguenza ci aspettiamo che gli asset evitati dagli investitori per paura di una nuova sorpresa politica mettano a segno un recupero – soprattutto quelli legate all’euro – mentre i “porti sicuri” come i titoli di Stato tedeschi o il dollaro USA potrebbero subire delle ondate di vendite.

Le iniziative dell’amministrazione Trump rimangono impantanate
Passiamo ora agli USA: gli operatori di mercato mettono sempre più in questione la capacità della nuova amministrazione di implementare l’agenda di Trump. Il fallito tentativo di convincere il Congresso ad abrogare l’Affordable Care Act, cioè la legge sanitaria nota come “Obamacare”, ha inferto un duro colpo alla sua credibilità. Le altre iniziative ambiziose sulle imposte, la deregulation e l’infrastruttura faranno la stessa fine? È prematuro trarre delle conclusioni, ma gli investitori ridimensioneranno certamente le loro attese. Non stupisce quindi che ultimamente i mercati azionari, dei tassi e dei cambi segnino un movimento laterale.

Grafico 1: i sondaggi danno in testa il candidato centrista Macron su Le Pen al secondo turno elettorale

Fonte IFOP, ELABE, Harris, OpinionWay, BVA, IPSOS, Kantar-Sofres, Odoxa, Wikipedia, Vontobel Asset Management

Allo stesso tempo la U.S. Federal Reserve (Fed) non ha lasciato dubbi sulle sue intenzioni di aumentare gradualmente i tassi di interesse, soffocando i timori di manovre più aggressive alla luce dei forti dati del mercato del lavoro e l’inflazione inerziale vicina al target del 2 percento. Un fattore di rilievo è che la Fed non tiene conto delle misure previste dall’amministrazione Trump per stimolare l’economia. Lo farà solo una volta che queste iniziative avranno superato i necessari ostacoli – una mossa oculata considerato il tentativo fallito dello schieramento di Trump di revocare e sostituire la legge sanitaria.

Modifiche nelle posizioni azionarie, obbligazionarie e valutarie
In generale manteniamo la nostra allocazione neutrale nelle azioni. Il momentum economico mondiale e le revisioni degli utili societari – il rapporto delle correzioni al rialzo e al ribasso degli utili da parte degli analisti – rimangono favorevoli. Allo stesso tempo, le valutazioni elevate e i crescenti dubbi sul programma di Trump frenano i movimenti rialzisti. All’interno del mix azionario abbiamo spostato il sovrappeso verso l’area dell’euro perché a nostro parere gli investitori attribuiscono una probabilità eccessiva alla vittoria di Le Pen.

Finché la Fed mantiene il suo approccio graduale e la retorica anti-trade degli Stati Uniti non si traduce in azioni concrete, il dollaro USA dovrebbe continuare a lottare contro l’euro. La moneta unica europea è sostenuta anche dagli indici dei direttori agli acquisti dell’Eurozona, che preannunciano una dinamica economica piuttosto vivace (vedi grafico 2). Questo è il motivo per il quale abbiamo eliminato il sovrappeso restante nel dollaro USA, tanto più che i rischi di rialzo e ribasso sembrano per il momento ben bilanciati.

Accanto alle attività dell’Eurozona abbiamo aumentato anche le nostre posizioni nelle obbligazioni dei mercati emergenti denominate in valuta locale e in valuta forte. Il loro rendimento corrente regge bene il confronto con quello di altri investimenti a reddito fisso. Inoltre è diminuito il rischio di un eccessivo rialzo del dollaro USA o di nefaste barriere all’importazione imposte dagli USA (o entrambi i rischi), il che favorisce in generale le attività dei mercati emergenti.

Grafico 2: il rialzo degli indici PMI preannuncia prospettive più rosee per l’economia dell’Eurozona

Fonte: IHS Markit, Thomson Reuters Datastream, Vontobel Asset Management


18/10/2019 11.10.03

 

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